Hatshepsut. La prima grande donna della storia

Di rob koopman from Leiderdorp, netherlands - Maat-ka-Re Hatsjepsoet (RMO Leiden), CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7623748
Scultura in granito raffigurante Hatshepsut. Rijksmuseum van Oudheden, Leida

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, vi presentiamo la storia di Hatshepsut, donna appartenuta a un tempo lontano, definita dagli studiosi come uno dei migliori faraoni che l’Egitto abbia mai avuto.

Regina della XVIII dinastia, fu una figura eccezionale nella storia dell’Antico Egitto. Infatti, dopo la morte del proprio sposo, Thutmose II, si proclamò “re” (al maschile perché nella lingua egiziana non era presente una parola per indicare l’equivalente femminile del termine, “regina”). Nonostante le donne della XVIII dinastia godessero, in qualità di spose divine di Amon, di un enorme potere, questo non era mai stato riconosciuto in via ufficiale. Il gesto compiuto da Hatshepsut era avvenuto solo due volte prima di lei: nel 2800 a.C., con Merneith (I dinastia), e nel 1760 a.C. con Sobekneferu (XII dinastia). Regnò molto più a lungo di qualunque altra donna delle passate dinastie e secondo l’egittologo statunitense James Henry Breasted, Hatshepsut fu «la prima grande donna della storia di cui noi abbiamo notizia.»

 

Pare che il termine “faraone”, inteso a indicare la funzione regia, apparve per la prima volta proprio durante il suo regno, benché si debba attendere la XXI dinastia perché diventi uno dei titoli ufficiali dei sovrani egizi.

La reggenza

Hatshepsut era figlia di Thutmose I e moglie del fratellastro Thutmose II, il cui regno durò solo pochi anni, dal 1482 al 1480 a.C.; con lui ebbe una figlia femmina, Neferura. Thutmose II ebbe invece da una sposa secondaria il suo unico figlio maschio, Thutmose III che, alla morte del padre, era troppo giovane per prendere le redini del regno. Così, grazie alla propria abilità politica e strategica fu Hatshepsut a divenire reggente al trono in sua vece, dal 1479 al 1458 a.C., regnando di fatto al fianco di Thutmose III per circa 22 anni.

Ciascun sovrano assumeva 5 nomi al momento dell’incoronazione, quelli scelti da Hatshepsut furono quelli di divinità femminili connesse al culto del sole. Fu la prima a utilizzare il nome di Maat, dea che incarnava l’ordine cosmico, assumendo il nome di Maatkara (“Lo Spirito di Ra è Verità”); scelse anche Khenemet-en-Amon (“unita con Amon”) che, accostato al proprio nome, voleva dire “prima fra le nobildonne”. Maat, Useret, Uadjet sono tutte divinità femminili che proteggono il dio sole Ra, di cui i faraoni si consideravano l’incarnazione terrena. In questo modo, Hatshepsut si stava ponendo come protettrice tanto del proprio padre, Thutmose I, quanto del nipote e figliastro, Thutmose III, legittimando la propria posizione.

Furono molte le vie che re Hatshepsut impiegò per consolidare il proprio ruolo. Grazie alla propaganda religiosa utilizzò a proprio vantaggio gli oracoli, secondo i quali lo stesso Amon avrebbe confermato il suo incarico di reggente; scrisse in diversi testi che il padre in persona, Thutmose I, l’avrebbe destinata al trono già dall’infanzia. Agì strategicamente, favorendo e comprando i funzionari di stato più importanti perché le fossero fedeli, in cambio di generose ricompense, tra le quali l’offerta di posizioni privilegiate nel clero di Amon. Tra gli uomini più importanti del momento: Senenmut, il suo favorito; il funzionario Nehesy; il visir Useramon; il sommo sacerdote di Amon, Hapuseneb.

Durante il suo regno non furono molte le campagne militari (se ne contano sei), ma anche queste ebbero la funzione principale di rafforzare la sua posizione di regina. Tra queste va segnalata la famosa spedizione di Punt, che fu un successo diplomatico e commerciale, e che valse all’Egitto un importante carico di avorio, pelli, ebano e incenso.

Hatshepsut fu molto attiva dal punto di vista costruttivo, erigendo centinaia di edifici tra l’Alto e il Basso Egitto, molto più imponenti di quelli dei suoi predecessori, lasciando una forte impronta architettonica della sua presenza in tutto il paese.

Di Ian Lloyd - lloydi.com, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=906510
Il monumentale Tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari

A lei si deve la costruzione di un grandioso tempio funerario, anticamente noto col nome Djeser Djeseru, “santo dei santi”, mentre è oggi conosciuto come Deir el-Bahari, “convento settentrionale”, perché in età tardo-antica venne occupato da un monastero. Si tratta di un edificio complesso ed elegante, dotato di facciata a pilastri, posto su terrazze ascendenti multiple e arricchito con diverse cappelle. I rilievi del tempio richiamano la fortunata spedizione di Punt, raffigurando gli eventi del viaggio, il paesaggio di Punt, i prodotti riportati in Egitto.

Di Neithsabes - travail personnel / Casio EX-S500, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4162584
La Cappella Rossa ricostruita nel museo a cielo aperto di Karnak

Capolavoro architettonico di Hatshepsut, realizzato verso la fine del suo regno, fu la cosiddetta Cappella rossa, fatta erigere all’interno del tempio di Karnak per ospitare la barca sacra di Amon. Composta da blocchi di quarzite rossa e granito nero, la cappella celebrava la coreggenza di Hatshepsut e di Thutmose III, qui rappresentati come pari ed eguali.

 

 

Le rappresentazioni di Hatshepsut

Di Miguel Hermoso Cuesta - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37352438
Statua di Hatshepsut con gli attributi faraonici (la barba posticcia, l’ureo) e il copricapo khat. Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Neues Museum, Berlino

È interessante indagare l’evoluzione stilistica delle raffigurazioni di Re Hatshepsut. All’inizio del proprio regno si faceva rappresentare vestita da donna, con indosso una corona da re; nella fase successiva, vediamo l’aggiunta di alcuni elementi iconograficamente più maschili (spalle larghe e gambe aperte in avanti); una fase di prova, subito abbandonata, vedeva Hatshepsut vestita da uomo, con un corto gonnellino e a torso nudo, mostrando il seno, simbolo della propria femminilità. Nell’ultima fase si mostra in forma totalmente maschile, con spalle larghe, viso mascolino e pettorali al posto dei seni. Il fatto che Thutmose III stesse diventando adulto, richiedeva un cambio di immagine. Con la rinuncia del proprio lato femminile e la rappresentazione come uomo, Hatshepsut si poneva in una condizione di parità con il vero re, perché era essa stessa “figlio” di Thutmose I e legittimo erede al trono.

 

 

Il giubileo heb-sed e re Thutmose III (1479-1425 a.C.)

Nel sedicesimo anno di regno, Hatshepsut e Thutmose III celebrarono il giubileo heb-sed, festa arcaica che, tramite dei riti, rigenerava la figura del sovrano e ne consolidava il potere. Tale festa veniva solitamente celebrata dopo trenta anni di regno ma la regina sommò quelli del regno di Thutmose I, Thutmose II e Thutmose III, che ammontavano a trenta, così da poter celebrare la dinastia e consolidare la propria posizione di coreggente a fianco del nipote e figliastro.

Hatshepsut morì intorno al ventiduesimo anno di regno e venne sepolta nella Valle dei Re. Dalla sua morte, Thutmose III regnò da solo per altri trentadue anni.

Un’eredità scomoda

Il regno di Hatshepsut aveva lasciato forti tracce dietro di sé. Il figliastro e nipote Thutmose III si ritrovò, dunque, con un’eredità scomoda e quantomai pericolosa, che avrebbe potuto pregiudicare il suo regno e quello dei suoi figli. Infatti, la regina-faraone aveva lanciato un modello che poteva essere imitato, vale a dire quello della primogenitura assoluta, cioè il fatto che il primogenito potesse salire al trono indipendentemente che fosse maschio o femmina. Pare che Hatshepsut avesse indirizzato su questa via anche la propria figlia Neferura.

Thutmose III prese dunque dei provvedimenti drastici:

  • Neferura, figlia di Hatshepsut e, sembra, moglie di Thutmose III, venne fatta sparire dalla documentazione ufficiale e le sue immagini furono distrutte;
  • Le spose divine di Amon perdettero l’indipendenza economica, allo scopo di annullarne ogni influenza politica;
  • Hatshepsut venne colpita dalla damnatio memoriae con l’eliminazione di ogni scritta e immagine relative alla sua salita al trono; furono invece risparmiate quelle raffigurazioni antecedenti alla presa del potere (in cui figurava come sposa divina di Amon o grande sposa reale di Thutmose II).

Non ci sono motivi che lasciano presupporre dei sentimenti di odio da parte di Thutmose III nei confronti della matrigna. Sembra piuttosto che il faraone avesse agito per preservare il proprio potere e quello dei figli da possibili usurpazioni future. L’eccezionale regno di Hatshepsut andava cancellato proprio perché ne aveva creato le premesse.

Cindy

 

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